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Position Paper Confindustria su legge di Bilancio – area Politiche Fiscali

Il 16 dicembre scorso il Senato ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando il maxiemendamento interamente sostitutivo della prima sezione del disegno di legge di bilancio 2020 (di seguito anche: DDL o Manovra). Il testo recepisce gli emendamenti proposti da Governo e Relatori nel corso dell’esame in Commissione, nonché alcune proposte dei gruppi parlamentari. La Camera ha confermato, in seconda lettura, il testo approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto di nuovo la questione di fiducia.

In via preliminare, si osserva che le modifiche apportate al DDL in Parlamento non ne modificano in modo sostanziale la composizione, che resta nel complesso insufficiente rispetto alle esigenze del Paese e non in grado di incidere con efficacia sulla situazione di sostanziale stagnazione dell’economia.

Infatti, risulta tuttora assente una visione di politica economica coerente con l’obiettivo di rilancio della crescita, poiché le modifiche approvate in Parlamento non delineano quella strategia di riforme strutturali suggerita da Confindustria in Audizione dinanzi alle Commissioni e che, tra le altre cose, dovrebbe: i) favorire l’avvio di un’efficace politica infrastrutturale, rispetto alla quale la Manovra non fa registrare segnali di svolta; anzi per il 2020 le risorse per investimenti pubblici sono ridotte di oltre 1,1 miliardi rispetto a quelle previste a legislazione vigente; ii) irrobustire le competenze e i canali formativi, anche per collegare meglio domanda e offerta di lavoro e superare i divari territoriali; iii) innalzare la produttività, non ultimo attraverso il rafforzamento degli incentivi sui premi di risultato.

Al contrario, la Manovra determina un complessivo inasprimento della tassazione sulle imprese, che rischia di alimentare il clima di sfiducia nel mondo produttivo, come dimostrano anche gli interventi in materia di ritenute fiscali negli appalti e reati tributari previsti dal cd. Decreto fiscale. Inoltre, rispetto al DDL presentato dal Governo, le modifiche approvate in Senato hanno elevato l’ammontare delle clausole di salvaguardia per il 2021 e 2022, che salgono rispettivamente a: 20,1 miliardi (il DDL ne prevedeva 19) e 27,1 (mentre ne erano previsti 25,8), per effetto dell’aumento delle accise.

Sul fronte degli investimenti pubblici, nel passaggio al Senato il Fondo investimenti delle Amministrazioni centrali, rispetto alla versione originaria del DDL, è stato ridotto da 22,3 miliardi di euro nel periodo 2020-2034 a circa 20,8 miliardi, di cui 435 milioni per l’anno 2020 (dai 685 milioni iniziali); come per i precedenti fondi pluriennali, si prevede una successiva allocazione settoriale, la cui tempestività sarà essenziale per un impiego effettivo delle risorse ed evitare che esse non producano effetti reali.

Oltre alla conferma del pacchetto di interventi per il Mezzogiorno già previsti dal DDL (fra cui spicca la proroga del Credito d’Imposta per gli Investimenti Sud), si registra, peraltro, una condivisibile attenzione verso i temi della transizione ecologica (significativo in questo senso l’avvio del cd. Green new deal) e digitale, anche se andranno verificate l’efficacia dei nuovi strumenti e la loro fruibilità concreta da parte delle imprese. Al contempo, se è positivo l’incremento di risorse dedicate alla politica della salute, preoccupa l’ulteriore rinvio della rimodulazione dei tetti di spesa farmaceutica pubblica.

In ogni caso, rispetto alla legge di bilancio per il 2019, le clausole di salvaguardia scendono, per il 2021, da 28,8 a 20,1 miliardi e, per il 2022, da 28,8 a 27,1 miliardi.

Al netto di queste considerazioni, nelle modifiche apportate in Parlamento emergono alcune positive – ancorché parziali – linee di tendenza, frutto anche del continuo confronto di Confindustria col Governo e il Parlamento stesso.

In particolare, le modifiche di maggiore interesse hanno riguardato:

la parziale rimodulazione delle nuove forme di tassazione, vale a dire plastic tax, fringe benefit auto aziendali e sugar tax. Ciò ha determinato – anche grazie al proficuo lavoro dell’intero Sistema associativo – una riduzione dell’incremento di tassazione sulle imprese per 1,3 miliardi: dai circa 2,9 miliardi aggiuntivi previsti dalla Manovra originaria (composta dal DDL presentato dal Governo e dal Decreto fiscale) per il 2020 si passa a 1,6 miliardi2. Sul punto, pur apprezzando le modifiche introdotte, non si può non ribadire che l’effetto complessivo della Manovra è di incrementare il livello complessivo della tassazione sulle imprese e accentuare le distorsioni nel prelievo che già esistono. In proposito, è particolarmente irragionevole la previsione della cd. Robin Hood Tax sui concessionari (autostrade, porti, aeroporti, ferrovie), soprattutto perché colpisce in maniera arbitraria, e per giunta retroattiva, il settore della logistica e dei trasporti, con un’addizionale che presenta possibili profili di incostituzionalità;

la trasformazione degli incentivi previsti dal Piano Industria 4.0 in crediti d’imposta, secondo le linee del cd. Piano Transizione 4.0. Sul punto, nel corso delle interlocuzioni con Governo e Parlamento, Confindustria ha evidenziato la necessità che il passaggio al nuovo strumento del credito d’imposta rispettasse quattro condizioni: i) un orizzonte triennale (almeno programmatico) del nuovo regime; ii) la piena operatività dei nuovi strumenti a partire dal 1° gennaio 2020, così da evitare per il prossimo anno un blocco degli investimenti legato alla fase attuativa; iii) l’assenza di condizioni di carattere procedurale in grado di limitare l’impostazione (oggi prevista) di accesso automatico ai benefici; iv) il mantenimento dell’attuale livello di incisività in termini di risorse e modernizzazione del sistema produttivo, con particolare riguardo agli strumenti di super ammortamento e iper ammortamento. Il quadro che emerge dalle modifiche apportate è nel complesso soddisfacente, poiché la rimodulazione degli incentivi 4.0 ha come principali effetti di determinare una redistribuzione dei benefici tra i diversi settori produttivi, ma soprattutto di rilanciare la strategia volta a sostenerne la trasformazione digitale. Andrà però monitorata con attenzione la fase attuativa dei nuovi incentivi e la loro effettiva fruibilità (es. l’obbligo per le imprese che se ne avvalgono di effettuare una comunicazione al MiSE).

Sempre rispetto alle priorità di Confindustria, da segnalare il rifinanziamento, seppur con una revisione al ribasso delle risorse, del Piano per la Promozione Straordinaria del Made in Italy, nonché del credito d’imposta per la partecipazione delle PMI a fiere internazionali. Un punto di attenzione riguarda il mancato accoglimento della proposta di modifica relativa alla web tax sostenuta dal Sistema: ad ogni modo, gli effetti della nuova disciplina si determineranno a partire dal 2021 e, per quella data, l’attuale dibattito a livello internazionale dovrebbe aver raggiunto una soluzione condivisa.

Di seguito, più nel dettaglio, le principali misure di interesse per le imprese.

Fulvio Ingrosso Responsabile Biblioteca-Archivio storico Confindustria

Position+Paper_Legge+Bilancio+2020_Confindustria_dic2019

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