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	<title>Giustizia Tributaria &#187; Antonio Loreto</title>
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		<title>Ai fini TARSU il contribuente ha l’obbligo di documentare l’area di produzione di rifiuti speciali</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 11:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La CTR Lombardia aveva rigettato l’appello del Comune di CASTELVERDE nel giudizio introdotto dal contribuente avverso la cartella di pagamento della TARSU impugnata in quanto i locali, adibiti a magazzinaggio e stoccaggio di concimi e granelli di mais senza lavorazione, dovessero rientrare nella esenzione di cui all’art. 5 del Regolamento comunale,   essendo i rifiuti speciali [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La CTR Lombardia aveva rigettato l’appello del Comune di CASTELVERDE nel giudizio introdotto dal contribuente avverso la cartella di pagamento della TARSU impugnata in quanto i locali, adibiti a magazzinaggio e stoccaggio di concimi e granelli di mais senza lavorazione, dovessero rientrare nella esenzione di cui all’art. 5 del Regolamento comunale,   essendo i rifiuti speciali ivi prodotti  smaltiti direttamente mediante apposita ditta specializzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel ricorso per Cassazione  il Comune ha sostenuto la censura della sentenza CTR per avere questa, una volta accertato che i locali erano utilizzati per lo stoccaggio e la stagionatura senza lavorazione, ricondotto gli stessi nella previsione di esclusione dalla tassa ed aggiunto che non sussistendo nella specie alcuna ipotesi di esclusione,  non potendo determinare la superficie da cui  derivavano rifiuti speciali, aveva detassato la superficie dei locali e delle aree del 20 per cento, con ciò manifestando una palese situazione di contraddittorietà nella motivazione della sentenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La Suprema Corte, con l’Ordinanza . 21780/2018 della Sezione V Civile,  ha ritenuto fondati i motivi opposti dal Comune in quanto il giudice di appello ha indebitamente e contraddittoriamente  equiparato i locali utilizzati per lo stoccaggio e l’immagazzinamento del mais e dei concimi all’attività che si svolge nei locali di essiccazione e stagionatura (senza lavorazione), silos e simili, ove non si abbia di regola presenza umana,  in tal modo affermando l’esclusione dell’imposta degli spazi adibiti a magazzini, che invece in via generale, alla luce dell’art. 62 del decr. legisl. n. 507/1993, non sono esclusi dalla determinazione della superficie tassabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondato, altresì, per la Corte, il motivo esposto dal Comune, secondo cui sarebbe spettato al contribuente indicare, mediante allegazione della necessaria documentazione, la parte di area nella quale venivano prodotti esclusivamente rifiuti speciali, per cui in mancanza di tale prova, correttamente il Comune ha applicato la detassazione del venti per cento. Su tale punto, il Spremo Collegio ha ribadito il principio affermato dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui è onere del contribuente indicare  nella denuncia originaria o in quella di variazione le obiettive condizioni di inutilizzabilità e provarle in giudizio in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In base alle suddette motivazioni, il ricorso del Comune è stato accolto con la cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla CTR in differente composizione, anche per le spese.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&amp;db=snciv&amp;id=./20180907/snciv@s50@a2018@n21780@tO.clean.pdf">LINK – CORTE DI CASSAZIONE – SEZ. V CIVILE – ORDINANZA N. 21780/2018</a></p>
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		<title>La notifica del ricorso a mezzo PEC valida solo in vigenza del processo tributario telematico</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2018 08:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Comune dell’Aquila ha impugnato per Cassazione la sentenza della CTR Abruzzo relativa al diniego dell’ente stesso di sgravio e sospensione, in sede di autotutela, di alcune cartelle definitive di pagamento della TARSU/TIA per gli anni 2001-2005. La società contribuente, con ricorso incidentale, ha eccepito la erroneità della stessa sentenza CTR per non avere i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/la-notifica-del-ricorso-a-mezzo-pec-valida-solo-in-vigenza-del-processo-tributario-telematico/">La notifica del ricorso a mezzo PEC valida solo in vigenza del processo tributario telematico</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Comune dell’Aquila ha impugnato per Cassazione la sentenza della CTR Abruzzo relativa al diniego dell’ente stesso di sgravio e sospensione, in sede di autotutela, di alcune cartelle definitive di pagamento della TARSU/TIA per gli anni 2001-2005.</p>
<p style="text-align: justify;">La società contribuente, con ricorso incidentale, ha eccepito la erroneità della stessa sentenza CTR per non avere i giudici dichiarato la inammissibilità dell’appello per inesistenza della notifica avvenuta tramite PEC, malgrado l’art. 3 bis della Legge n. 53/1994 e l’art. 16 del D.M. 4 agosto 2015, limitassero l’applicazione della pec alle CTO e CTR delle Regioni Umbria e Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">La Suprema Corte, Sez. VI Civile, con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/05/189430cciv.pdf" target="_blank">Ordinanza n. 9430/2018</a>, ha ritenuto di accogliere il motivo di ricorso incidentale, con assorbimento del ricorso principale. Ha, quindi, in via preliminare richiamato il principio di legittimità secondo cui:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">”Nel processo tributario telematico le notifiche a mezzo posta certificata sono consentite solo laddove è operativa la disciplina del cosiddetto processo tributario telematico, in particolare, ai sensi del D.Lgs. n.546/1992, art. 16 bis, comma 3, le notifiche tramite pec degli atti del processo tributario sono previste in via sperimentale solo a decorrere dal 1 dicembre 2015 esclusivamente dinanzi alle Commissioni tributarie della Toscana e dell’Umbria. Al di fuori delle ipotesi consentite, la notificazione deve ritenersi giuridicamente inesistente, ed in quanto tale, non sanabile”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza, viene cassata la sentenza impugnata, senza rinvio, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3.</p>
<p style="text-align: justify;">La sentenza in oggetto si inserisce nel novero delle pronunce della Cassazione su situazioni legate alla entrata in vigore del processo tributario telematico. Giova richiamare l’attenzione anche sulla Ordinanza del 16 febbraio 2018, n. 3805, la quale ha affermato che la notifica tramite PEC è valida anche se la relata è priva di firma digitale, quale conferma del principio sancito in via generale dall’articolo 156 c.p.c. secondo cui la nullità non può essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5545" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2016/11/sent_1405_lg.jpg" alt="sent_1405_lg" width="478" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Legittima l’impugnativa dell’ingiunzione se l’avviso di accertamento manca dei requisiti essenziali</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2018 09:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Comune di San Giovanni Rotondo ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza della CTR PUGLIA, in materia di TARSU, sostenendo in primo luogo la violazione dell’art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992 in quanto erroneamente i giudici di appello non avrebbero dichiarato la non ammissibilità del ricorso dal momento che l’INGIUNZIONE era stata impugnata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/legittima-limpugnativa-dellingiunzione-se-lavviso-di-accertamento-manca-dei-requisiti-essenziali/">Legittima l’impugnativa dell’ingiunzione se l’avviso di accertamento manca dei requisiti essenziali</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Comune di San Giovanni Rotondo ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza della CTR PUGLIA, in materia di TARSU, sostenendo in primo luogo la violazione dell’art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992 in quanto erroneamente i giudici di appello non avrebbero dichiarato la non ammissibilità del ricorso dal momento che l’INGIUNZIONE era stata impugnata non per vizi propri ma eccependo vizi riferibili all’AVVISO DI ACCERTAMENTO, pur essendo tale atto divenuto definitivo per mancata impugnazione nei termini.</p>
<p style="text-align: justify;">La Corte di Cassazione, SEZ. VI CIVILE, con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/05/6cc_1808077.pdf" target="_blank">Ordinanza n.8077/2018</a>, pubblicata il 3 aprile 2018, ha ritenuto infondato tale motivo poiché, l’impugnativa dell’INGIUNZIONE, come correttamente accertato dal giudice di appello, conseguiva al fatto che l’AVVISO DI ACCERTAMENTO difettava dei requisiti essenziali per la sua immediata impugnazione e, quindi, non definitivo, per cui l’INGIUNZIONE poteva legittimamente essere impugnata anche nel merito.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il secondo motivo, il Comune ha sostenuto la erroneità della sentenza CTR per avere disapplicato il regolamento comunale di determinazione delle tariffe, con il quale la categoria degli esercizi alberghieri veniva distinta da quella delle civili abitazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul punto, la Suprema Corte ha richiamato la consolidata giurisprudenza secondo cui “in tema di tarsu è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle tariffe, in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime: la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce, infatti, un dato di comune esperienza emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal decr. legisl. n. 22/1997.” Inoltre, costituisce principio ripetutamente affermato dalla stessa Corte quello secondo il quale “non è configurabile alcun obbligo di motivazione delle delibere comunali di determinazione della tariffa di cui all’art. 65 del D.lgs. n.507/1993, poiché la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta anche se determinabile ex post, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce delle suddette motivazioni, il ricorso è stato accolto con riferimento al secondo motivo, con la cassazione della sentenza e la causa rinviata alla CTR affinchè provveda al riesame del merito della controversia.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5427" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2016/06/sent_lga_gt11.jpg" alt="sent_lga_gt11" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Non occorre la relata di notifica se la ricevuta della raccomandata postale contiene tutti i dati necessari</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 11:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Corte di Cassazione, Sez. VI Civile, con l’Ordinanza n. 2549/2018, in data 1 febbraio 2018, è intervenuta a decidere sul ricorso proposto da EQUITALIA avverso la sentenza della CTR Puglia che aveva confermato l’annullamento dell’AVVISO DI INTIMAZIONE notificato per mancato pagamento IRAP/2005. La decisione della CTR era motivata dalla genericità e poca leggibilità della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/non-occorre-la-relata-di-notifica-se-la-ricevuta-della-raccomandata-postale-contiene-tutti-i-dati-necessari/">Non occorre la relata di notifica se la ricevuta della raccomandata postale contiene tutti i dati necessari</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Corte di Cassazione, Sez. VI Civile, con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/02/1825496scc.pdf" target="_blank">Ordinanza n. 2549/2018</a>, in data 1 febbraio 2018, è intervenuta a decidere sul ricorso proposto da EQUITALIA avverso la sentenza della CTR Puglia che aveva confermato l’annullamento dell’AVVISO DI INTIMAZIONE notificato per mancato pagamento IRAP/2005. La decisione della CTR era motivata dalla genericità e poca leggibilità della documentazione prodotta dall’Agente della Riscossione in copia informe, non idonea ad individuare le modalità procedurali di notificazione ed il soggetto ricorrente, nonché la riferibilità dell’avviso di riferimento ad un determinato atto della procedura notificatoria ed a quant’altro occorra per avere certezza che l’atto sia entrato nella sfera di conoscenza e/o conoscibilità dell’interessato: in buona sostanza, per non avere Equitalia adempiuto all’onere probatorio ed essersi limitata ad affermare apoditticamente l’avvenuta regolare notifica della cartella senza allegare gli indispensabili documenti dimostrativi.</p>
<p style="text-align: justify;">La Suprema Corte ha ritenuto fondato il motivo esposto dalla ricorrente circa l’avvenuta produzione in giudizio della fotocopia dell’avviso di ricevimento contenente il numero di riferimento del documento fiscale notificato con raccomandata, il nominativo e l’indirizzo completo del contribuente destinatario, la data di ricezione della raccomandata stessa, la firma con le generalità del familiare convivente ed il timbro postale. Ha ricordato inoltre, la Corte, che costituisce JUS RECEPTUM , con consolidata giurisprudenza di legittimità, il principio che la notificazione della cartella, emessa per la riscossione di imposta o sanzioni, può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso la notifica si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal destinatario, senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione al disposto di cui al’art. 26 del DPR n. 602/1973, ed in tale sistema è proprio l’ufficiale postale a garantire, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta in realtà del rispetto della prescrizione di cui agli articoli 32 e 39 del D.M. 9 aprile 2001, secondo cui è sufficiente, per il relativo perfezionamento, che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale che sia quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione, apponga la sua firme sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente, con la precisazione che, persino se manchino nell’avviso di ricevimento le generalità della persona cui l’atto è stato consegnato e/o la relativa sottoscrizione sia inintelligibile: l’atto è infatti comunque valido poiché la relazione tra la persona cui esso è destinato e quella cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell’ufficiale postale, assistito dall’efficacia probatoria di cui all’art. 2700 cod. civ. Peraltro, incombe solo sul destinatario l’onere di provare la non corrispondenza della dichiarazione ricevuta (poiché la raccomandata non conteneva alcun atto o conteneva un atto diverso) rispetto a quella indicata dal mittente , non potendo il destinatario limitarsi ad una generica contestazione dell’invio della raccomandata medesima.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorso dell’Agente della riscossione è stato, quindi, accolto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5863" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/02/rrar_lgx.jpg" alt="rrar_lgx" width="478" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Anche per il 2018 il blocco degli aumenti dei tributi locali</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 15:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il differimento al 28 febbraio 2018 del termine per l’approvazione del bilancio di previsione 2018 da parte degli enti locali, disposto con decreto del Ministro dell’Interno pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6/12/2017, sempre che non intervengano ulteriori spostamenti, comporta la possibilità per i Comuni di provvedere entro la stessa data all’adozione delle relative [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/anche-per-il-2018-il-blocco-degli-aumenti-dei-tributi-locali/">Anche per il 2018 il blocco degli aumenti dei tributi locali</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il differimento al 28 febbraio 2018 del termine per l’approvazione del bilancio di previsione 2018 da parte degli enti locali, disposto con decreto del Ministro dell’Interno pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6/12/2017, sempre che non intervengano ulteriori spostamenti, comporta la possibilità per i Comuni di provvedere entro la stessa data all’adozione delle relative delibere per la disciplina delle entrate.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente occorrerà tenere presente quanto stabilito con la Legge di Bilancio 2018 (<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/01/so29121762.pdf" target="_blank">L. n.205 del 27 dicembre 2017, in Gazzetta Ufficiale n.302 del 29/12/291, Suppl. n.62</a>) nuovamente pubblicata nel <a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/01/so418-min.pdf" target="_blank">S.O. n.4 alla Gazzetta Ufficiale del 19/1/2018</a> nel testo corredato dalle relative note.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comma 37, art. 1, di tale Legge dispone la proroga per l’anno 2018 del blocco degli aumenti di aliquote dei tributi locali già previsto per gli anni 2016 e 2017 nell’art.1, comma 26, della Legge n. 208/2015, disposizione che non si applica ai comuni istituiti a seguito di fusione ai sensi degli articoli 15 e 16 del TUEL. n.267/2000 al fine di consentire, a parità di gettito, l’armonizzazione delle diverse aliquote. La disposizione non si applica inoltre alla TARI di cui all’art. 1, c. 639, della legge n. 147/2013 e, a decorrere dal 2017 al contributo di sbarco di cui all’art. 4, c. 3bis, del D.lgs. n.23/2011, né per gli enti locali che deliberano il predissesto del bilancio o il dissesto ai sensi degli articoli 243bis e 246 del TUEL n. 267/2000.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ricorda anche che per effetto della modifica recata al comma 28 della Legge n. 208/2015, per l’anno 2918, limitatamente agli immobili non esentati, i Comuni che hanno deliberato la maggiorazione TASI di cui all’articolo 1, comma 677 della Legge n. 147/2015, possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del Consiglio Comunale la stessa maggiorazione confermata per gli anni 2016 e 2017.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5844" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/01/legge_bil_18_lgx.jpg" alt="legge_bil_18_lgx" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Anche a mezzo PEC la notifica dei verbali per le violazioni del codice della strada</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jan 2018 15:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2018 è stato pubblicato il decreto ministeriale che disciplina le procedure per la notificazione a mezzo PEC (posta elettronica certificata) dei verbali per l’accertamento delle violazioni del codice della strada (art. 12 del D.lgs. n.285/1992). Il decreto individua i soggetti nei confronti dei quali è possibile tale [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella <a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/01/d181217_gu1216118.pdf" target="_blank">Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2018</a> è stato pubblicato il decreto ministeriale che disciplina le procedure per la notificazione a mezzo PEC (posta elettronica certificata) dei verbali per l’accertamento delle violazioni del codice della strada (art. 12 del D.lgs. n.285/1992).</p>
<p style="text-align: justify;">Il decreto individua i soggetti nei confronti dei quali è possibile tale forma di notifica:</p>
<p style="text-align: justify;">- chi ha commesso la violazione ed al momento dell’accertamento abbia fornito un indirizzo PEC ed abbia un domicilio digitale ai sensi dell’art. 3-bis del CAD (Codice dell’amministrazione digitale);</p>
<p style="text-align: justify;">- il proprietario del veicolo od altro soggetto obbligato in solido con l’autore della violazione, che abbia fornito un indirizzo PEC.</p>
<p style="text-align: justify;">Vengono anche indicati i contenuti del messaggio PEC e degli allegati e dei relativi formati.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo ai termini fissati nel codice della strada, gli atti si considerano spediti per gli organi di polizia nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione e notificati ai soggetti destinatari nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna del messaggio PEC.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricevuta di avvenuta consegna fa piena prova dell’avvenuta notificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono anche stabilite disposizioni per il caso in cui la notificazione non sia possibile per cause imputabili al destinatario o per altre cause, per cui la procedura debba avere luogo nel rispetto delle forme e dei termini del codice della strada, con oneri a carico del destinatario.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5852" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/01/not_via_pc.jpg" alt="not_via_pc" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Valida la prova del ricevimento postale del ricorso tributario anzichè della spedizione</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2018 10:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Comune di Tortora (CS) ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza della CTR Calabria relativa ad un AVVISO DI ACCERTAMENTO ICI per violazione dell’art. 22, c-3, del D.lgs. n.504/1992 ed art. 360, c.1, c.p.c., per avere erroneamente i giudici di appello dichiarato inammissibile il gravame avendo il ricorrente depositato in sede di costituzione [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Comune di Tortora (CS) ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza della CTR Calabria relativa ad un AVVISO DI ACCERTAMENTO ICI per violazione dell’art. 22, c-3, del D.lgs. n.504/1992 ed art. 360, c.1, c.p.c., per avere erroneamente i giudici di appello dichiarato inammissibile il gravame avendo il ricorrente depositato in sede di costituzione la ricevuta postale di ricevimento del ricorso anzichè quella della spedizione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Suprema Corte – Sez. VI Civile &#8211; con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/01/ordcc18233.pdf" target="_blank">Ordinanza n.233/2018</a>, pubblicata in data 8 gennaio 2018, ha richiamato la pronuncia a Sezioni Unite n. 13453/2017, la quale ha stabilito che<em>: </em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“nel processo tributario, non costituisce motivo di inammissibilità del ricorso o dell’appello, che sia stato notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il ricorrente o l0appellante, al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purchè nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario: solo in tal caso l’avviso di ricevimento è idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografata della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agenzia postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto e della sentenza”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ha inoltre ricordato che nel caso di denuncia in Cassazione di ERRORES IN PROCEDENDO la Corte è anche giudice di fatto e può accedere alla verifica degli atti nel fascicolo di parte quando è in gioco l’ammissibilità o la procedibilità dell’appello: ciò anche alla luce della consolidata giurisprudenza di legittimità. Nel caso in esame, infatti, risulta dagli atti che la sentenza CTP è stata depositata il 16/7/2013, per cui il termine per la impugnativa è scaduto il 3/3/2014 (ex art. 155, c. 4 del c.p.c.) ed il plico risulta notificato al contribuente in data 27/2/2014 e la produzione dell’avviso di ricevimento – con la data della spedizione a penna (25/2/2014) consente di superare la prova sul rispetto del termine per impugnare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le suddette motivazioni, il ricorso del Comune è stato accolto con la cassazione della sentenza ed il rinvio alla CTR Calabria in diversa composizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5790" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2018/01/ricpost_lgx.jpg" alt="ricpost_lgx" width="478" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Sanzionabile l’automobilista che non prova la inadeguatezza del cartello che segnala l’autovelox</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2017 07:47:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In riferimento ad una sentenza del Giudice di pace, confermata dal Tribunale in grado di appello, concernente l’opposizione avverso verbali della Polizia Municipale per violazioni del Codice della Strada accertate con postazioni di controllo della velocità collocate su entrambi i sensi di marcia della strada, è stato proposto ricorso per Cassazione dal Comune di Arborea [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/sanzionabile-lautomobilista-che-non-prova-la-inadeguatezza-del-cartello-che-segnala-lautovelox/">Sanzionabile l’automobilista che non prova la inadeguatezza del cartello che segnala l’autovelox</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In riferimento ad una sentenza del Giudice di pace, confermata dal Tribunale in grado di appello, concernente l’opposizione avverso verbali della Polizia Municipale per violazioni del Codice della Strada accertate con postazioni di controllo della velocità collocate su entrambi i sensi di marcia della strada, è stato proposto ricorso per Cassazione dal Comune di Arborea per l’annullamento delle suddette decisioni che avevano accolto le richieste degli intimati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tribunale aveva confermato la sentenza di annullamento dei verbali e di condanna della P.A. alle spese di lite, prendendo le mosse dall’art. 142, comma 6, del Codice della Strada, secondo cui gli Organi di Polizia Stradale possono utilizzare dispositivi e mezzi tecnici di controllo del traffico di cui deve essere data informazione agli automobilisti, precisando che l’art. 3 del D.L. n.117/2007 stabilisce che le suddette postazioni debbono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli e di segnali luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del codice. Il giudice aveva evidenziato inoltre che la giurisprudenza di legittimità aveva chiarito che la ratio dell’informazione risiede nell’obbligo di civile trasparenza gravante sulla p.a., per cui la violazione di tale obbligo forma oggetto di sindacato del giudice ordinario e cagiona la nullità della sanzione eventualmente irrogata. La sentenza di appello riteneva inoltre che ai sensi dell’art. 2697 cod. civ. spettasse all’amministrazione l’onere della prova della conformità dei cartelli rispetto alle prescrizioni di legge.</p>
<p style="text-align: justify;">La Suprema Corte, con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/10/ordcc2356617.pdf" target="_blank">ordinanza n. 23566/2017</a> – SEZ. II CIVILE – ha rilevato la presenza di due errori nella sentenza del Tribunale in ordine all’applicazione dell’art. 80, comma 4, del D.P.R. n. 495/1992 (Regolamento di esecuzione del codice della strada) perché ciò che rileva è la concreta percepibilità e leggibilità dell’avviso di presenza della postazione di controllo ed inoltre perché grava su colui che propone opposizione all’ordinanza ingiunzione l’onere di provare la inidoneità della segnaletica ad assolvere la funzione di avviso, in modo da garantire il rispetto del limite di velocità, in una logica ispirata non dalla volontà di cogliere di sorpresa l’automobilista indisciplinato, ma dalla tutela della sicurezza stradale, di riduzione dei costi economici, sociali ed ambientali derivanti dal traffico veicolare, nonché di fluidità della circolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella ordinanza, la Corte ha richiamato il principio affermato in una precedente sentenza secondo cui</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“<em>in tema di opposizione a sanzione amministrativa in materia di circolazione stradale, per violazione del limite di velocità, qualora l’opponente deduca non già la mancanza della segnalazione stradale relativa a tale limite, ma soltanto la sua inadeguatezza, incombe a lui di darne prova, attraverso la dimostrazione dii circostanze concrete e, non invece alla P.A. di provare l’adeguatezza”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, il ricorso del Comune è stato accolto con rinvio della causa al Tribunale in persona di altro magistrato, il quale procederà ad un riesame uniformandosi ai principi enunciati dalla Corte stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5766" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/10/cedv_cart_lgx.jpg" alt="cedv_cart_lgx" width="478" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il risarcimento del danno per l’incendio dei cassonetti dei rifiuti appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 06:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Corte di Cassazione &#8211; con l’ordinanza n.22009/2017 della Sez. VI Civile &#8211; uniformandosi alla pronuncia delle Sezioni Unite n.6304/2013, ha riaffermato la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie concernenti l’organizzazione del servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, ivi comprese quelle aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti all’omessa adozione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/il-risarcimento-del-danno-per-lincendio-dei-cassonetti-dei-rifiuti-appartiene-alla-giurisdizione-del-giudice-amministrativo/">Il risarcimento del danno per l’incendio dei cassonetti dei rifiuti appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Corte di Cassazione &#8211; con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/10/1722009ordc.pdf" target="_blank">ordinanza n.22009/2017 della Sez. VI Civile</a> &#8211; uniformandosi alla pronuncia delle Sezioni Unite n.6304/2013, ha riaffermato la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie concernenti l’organizzazione del servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, ivi comprese quelle aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti all’omessa adozione da parte dell’Amm.ne dei provvedimenti necessari a prevenire od impedire l’abbandono dei rifiuti nelle strade.</p>
<p style="text-align: justify;">La vertenza trae origine dal giudizio avviato presso il Tribunale di Nola da un cittadino nei confronti del Comune di Ottaviano per il risarcimento dei danni patiti a causa dell’incendio di due cassonetti per i rifiuti posizionati presso la sua abitazione. Il Tribunale aveva chiamato in causa la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Protezione Civile Unità Tecnica per l’emergenza dei rifiuti in Campania – che aveva sostenuto l’incompetenza del Tribunale, respinta dal Tribunale stesso e dalla Corte di Appello, la cui sentenza è stata impugnata in Cassazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Supremo Collegio ha ribadito il principio elaborato dalle Sezioni Unite relativo alla devoluzione al giudice amministrativo delle controversie attinenti l’esercizio da parte della P.A. del potere per la gestione del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani, previsto nell’art. 133, comma 1, lettera p) del decr. legisl. n. 104/2010. Il principio è stato ritenuto applicabile alla fattispecie in questione , in cui si controverte dei danni derivanti dall’incendio dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti, del quale era stata contestata invano la pericolosità, per un danno ascrivibile alla malaccorta gestione, anche sotto il profilo della scelta della loro ubicazione o collocazione o sorveglianza o custodia , cui si riconducono pure i generali obblighi incombenti sula pubblica amministrazione ai sensi dell’art. 2051 cod.civ.</p>
<p style="text-align: justify;">E, trattandosi di giurisdizione esclusiva , non rileva che la causa petendi si incentri sulla considerazione dei manufatti quali oggetto di custodia ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., essendo prevalente la valutazione dei manufatti stessi quali oggetto dei poteri di organizzazione e di gestione del servizio pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, il ricorso è stato accolto, dichiarando il difetto di giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria e la giurisdizione del giudice amministrativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5740" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/10/juris_dg_lgx.png" alt="juris_dg_lgx" width="478" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La TARSU per i locali che producono imballaggi terziari</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jun 2017 09:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La CTR Emilia Romagna ha accolto l’appello di una contribuente relativo ad un AVVISO DI ACCERTAMENTO TARSU per gli anni 2002/2006 riguardante i locali adibiti a magazzino, la cui produzione di rifiuti consisteva solo in IMBALLAGGI TERZIARI recuperati e smaltiti dal contribuente stesso. Il Comune di Bologna ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che la [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La CTR Emilia Romagna ha accolto l’appello di una contribuente relativo ad un AVVISO DI ACCERTAMENTO TARSU per gli anni 2002/2006 riguardante i locali adibiti a magazzino, la cui produzione di rifiuti consisteva solo in IMBALLAGGI TERZIARI recuperati e smaltiti dal contribuente stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Comune di Bologna ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che la contribuente fosse tenuta a pagare la tassa in relazione alla produzione di rifiuti solidi urbani anche trattandosi di rifiuti da imballaggi, ed inoltre per non avere la contribuente presentato la denuncia di cessazione dell’occupazione ed essendo la tassa dovuta anche se l’immobile non era stato di fatto utilizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Supremo Collegio ha svolto una analitica disamina del quadro normativo vigente, con particolare riguardo al Capo III del D.Lgs. n. 507/1993 ed al D.Lgs. n.22/1997 (c.d. decreto Ronchi). Quest’ultimo, emanato in attuazione delle Direttive n.91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e n. 94/62&lt;7ce sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggi, nel TITOLO II ha distinto gli imballaggi in tre categorie: PRIMARI (quelli costituiti da una unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore) SECONDARI O MULTIPLI (quelli costituiti dal raggruppamento di un certo numero di unità di vendita) e TERZIARI (quelli concepiti in modo da facilitare la manipolazione ed il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli (art. 35, comma 1). L’articolo 49 di detto decreto ha istituito la TIA (TARIFFA DI IGIENE AMBIENTALE) in sostituzione della TARSU, prevedendo agevolazioni per la tariffa della RACCOLTA DIFFERENZIATA, ad eccezione della raccolta differenziata per rifiuti di imballaggio, che resta a carico del produttori e degli utilizzatori, disponendo altresì che sulla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti che il produttore dimostri di avere avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua detta attività di recupero. Infine, il D.Lgs. n. 152/2006 ha soppresso tale tariffa, sostituendola con una nuova (LA TIA 2) e l’art. 264 del d.L. n.208 del 2008 ha abrogato l’intero D.Lgs. n.22/1997.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di specie, <a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/07/5cciv1441417.pdf" target="_blank">secondo quanto rilevato dalla Corte</a>, risulta incontroverso che la contribuente ha prodotto rifiuti da IMBALLAGGI TERZIARI e che ha provveduto in proprio al loro smaltimento, ma ciò non comporta che tali categorie siano, di per sé, esenti dalla TARSU, ma che ad esse si applica la disciplina stabilita per i rifiuti speciali, dettata dall’art. 62, comma 3, del D.Lgs. n. 507/1993, il quale rapporta la tassa alle superfici dei locali occupati o detenuti, stabilendo l’esclusione della sola parte della superficie in cui, per struttura e destinazione, si formano esclusivamente i rifiuti speciali. La norma citata prevede che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Ai fini della determinazione della predetta superficie non tassabile il comune può individuare nel regolamento, categorie di attività produttive di rifiuti speciali tossici o nocivi, alle quali applicare una percentuale di riduzione rispetto alla intera superficie su cui l’attività viene svolta”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">ed il Comune, nel proprio Regolamento, ha calcolato la tariffa TARSU applicando coefficienti che tengono conto della potenziale produzione di rifiuti urbani ed assimilati delle varie attività raggruppate in classi omogenee senza che su di esse si ripercuota la gestione degli imballaggi terziari.</p>
<p style="text-align: justify;">La CTR, ad avviso della Cassazione, è incorsa in violazione di legge nell’affermare che la contribuente andava esente dalla tassa a norma dell’art. 62, c. 3, del D.Lgs. n.507/1993 in quanto le aree non erano produttive di rifiuti per la loro natura e destinazione. In realtà, avrebbe potuto beneficiare di una riduzione parametrata all’intera superficie su cui l’attività veniva svolta e la CTR non ha operato i necessari accertamenti. Da ciò consegue la necessità del rinvio dell’impugnata sentenza, per un nuovo esame.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il motivo opposto dal ricorrente circa la debenza della tassa indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio, purchè questo sia istituito e sussista la possibilità dell’utilizzo, la Suprema Corte ha ritenuto di uniformarsi al principio ripetutamente espresso dallo stesso Organo, secondo cui la norma di cui all’art. 64, c. 4, del D.Lgs. n. 507/1993, deve essere intesa nel senso che, pur in caso di omessa presentazione della denuncia di cessazione nell’anno in cui questa è avvenuta, la tassa non è comunque dovuta per gli anni successivi a quello in cui tale evento si è verificato, qualora l’utente produca denuncia tardiva di cessazione non oltre il termine di sei mesi dalla notifica del ruolo, oppure, anche a prescindere dalla produzione della denuncia tardiva, risulti che la tassa è stata assolta dal soggetto che è subentrato nella detenzione od occupazione dell’immobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorso è stato, quindi, accolto e rinviato ala CTR in diversa composizione per adeguarsi ai principi esposti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5721" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/07/scat_lgx.jpg" alt="scat_lgx" width="478" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L’area fabbricabile è soggetta all’ICI anche in presenza di vincoli all&#8217;edificabilità</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 09:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La CTR dell’Umbria ha ritenuto tassabile ai fini ICI 2001/2005 alcune aree fabbricabili malgrado la esistenza di un vincolo del piano regolatore che impediva la costruzione di nuovi edifici fino alla avvenuta demolizione degli edifici preesistenti, ed ha escluso la natura pertinenziale delle aree in mancanza di prova di tale rapporto, anche per la circostanza [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La CTR dell’Umbria ha ritenuto tassabile ai fini ICI 2001/2005 alcune aree fabbricabili malgrado la esistenza di un vincolo del piano regolatore che impediva la costruzione di nuovi edifici fino alla avvenuta demolizione degli edifici preesistenti, ed ha escluso la natura pertinenziale delle aree in mancanza di prova di tale rapporto, anche per la circostanza che nella denuncia ICI 2005 i terreni erano stati dichiarati come agricoli ed autonomi rispetto ai fabbricati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel ricorso per cassazione il contribuente ha denunciato vari motivi di violazione della vigente normativa, in primis la considerazione che il terreno fosse da considerare fabbricato e non area fabbricabile essendo il complesso edilizio composto da abitazione, opificio e terreno circostante, avendo anche presente che il PRG ammetteva interventi di ristrutturazione urbanistica a condizione di demolire il vecchio edificio, ricostruendolo con superficie più ampia, per cui l’ICI sarebbe dovuta solo sull’immobile ed il Comune di Perugia avrebbe indebitamente detratto la cubatura dell’opificio rispetto al totale.</p>
<p style="text-align: justify;">Corretta, secondo la Sentenza della Cassazione <a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/07/1709789cciv.pdf" target="_blank">n.9789/2017</a> &#8211; SEZ. V CIVILE &#8211; la decisione della CTR che ha considerato tassabile l’area in conformità ai principi giurisprudenziali secondo cui</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“<em>ogni area che rientri nello strumento urbanistico come fabbricabile, è tassabile come edificatoria a prescindere dall’esistenza di vincoli che ne limitano l’edificabilità”. Corretto anche il calcolo dell’ICI sulla sola entità residua del terreno, detratta la parte edificata, che già sconta l’ICI quale fabbricato esistente,&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Respinta anche la censura relativa alla pertinenzialità dei terreni rispetto agli edifici esistenti in quanto non è stata fornita adeguata prova di tale rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa l’accatastamento agricolo del terreno è stata rilevata palese contraddizione tra l’asserzione del contribuente circa la non edificabilità del terreno e la descrizione della destinazione urbanistica articolata e complessa volta a sostenere la edificabilità della maggiore cubatura,</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla censura del contribuente circa l’applicazione congiunta delle sanzioni per omessa o infedele dichiarazione e di quelle per omesso o carente versamento, la Suprema Corte ha ritenuto di uniformarsi alla costante giurisprudenza su tale punto per cui il giudice di appello correttamente ha omesso di pronunciarsi non essendo stata tale questione riproposta in sede di impugnativa della decisione di primo grado.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le suddette motivazioni, il ricorso è stato respinto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5713" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/07/cat_lk_lk.jpg" alt="cat_lk_lk" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Esente da ICI l’attività didattica dell’ente religioso se svolta senza fine di lucro</title>
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		<pubDate>Thu, 11 May 2017 10:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La CTR Sardegna ha rigettato l’appello della CASA SALESIANA relativo ad un accertamento ICI per l’anno 2003 di un immobile destinato ad attività didattica. Nel ricorso per Cassazione l’ente religioso ha denunciato, fra le altre, la errata applicazione della norma di cui all’art. 39 del D.L. n.223 del 2006 sul presupposto che questa avesse natura [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/esente-da-ici-lattivita-didattica-dellente-religioso-se-svolta-senza-fine-di-lucro/">Esente da ICI l’attività didattica dell’ente religioso se svolta senza fine di lucro</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La CTR Sardegna ha rigettato l’appello della CASA SALESIANA relativo ad un accertamento ICI per l’anno 2003 di un immobile destinato ad attività didattica. Nel ricorso per Cassazione l’ente religioso ha denunciato, fra le altre, la errata applicazione della norma di cui all’art. 39 del D.L. n.223 del 2006 sul presupposto che questa avesse natura interpretativa e non innovativa, nonché la falsa applicazione dell’art. 7, lettera i) del D.Lgs. n. 504/1992 ritenendo legittimo l’accertamento solo in base alla natura commerciale dell’attività svolta e non sul requisito soggettivo dell’ente stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">La Suprema Corte ha disatteso i motivi di ricorso affermando, in primo luogo, che l’accertamento relativo all’anno 2003 pone in rilievo il testo originario dell’art. 7, lettera i) del D.Lgs. 504/1992, a mente del quale sono esenti dall’imposta gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’art. 87, comma 1, lettera c) del TUIR 917/1986 destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche…..nonchè delle attività di cui all’art. 16, lettera a), della L. n.223/1985, che definisce ATTIVITÁ DI RELIGIONE O DI CULTO quelle dirette alla cura delle anime ed all’esercizio del culto e che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale. Non viene quindi in rilievo l’applicabilità delle modifiche introdotte dalla legge di conversione n.248/2005 del D.L. n.293/2005 con la estensione della esenzione a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle attività, e poi dall’art. 39 dello stesso D.L. n.223/2005 che ha inteso applicabile l’esenzione alle attività indicate che non abbiano esclusivamente natura commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Corte ha ribadito la propria giurisprudenza secondo la quale, con riferimento ad attività di gestione di scuola paritaria svolta da un istituto religioso, l’esenzione ici può trovare applicazione a condizione che sia dimostrato dal contribuente che l’attività didattica sia svolta con modalità non commerciali. Ha inoltre richiamato la decisione della Commissione UE del 2012 la quale ha chiarito che anche un ente senza fine di lucro può svolgere attività economica , cioè offrire beni o servizi sul mercato, e con riferimento all’attività didattica svolta da scuola paritaria, non basta ad escludere il carattere economico il rispetto delle condizioni quali il rispetto degli standard di insegnamento, l’accoglienza degli alunni portatori di handicap ecc. , essendo necessario che l’attività sia svolta a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di un importo simbolico, tale da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha quindi preso atto, la Suprema Corte, che nel caso in esame il Comune di Cagliari ha dimostrato che l’attività didattica nell’anno in questione, è stata esercitata dietro il pagamento di una retta che non si è discostata nell’ammontare da quelle di mercato. Tale accertamento, ad avviso della Corte, resta insindacabile da parte della stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le suddette considerazioni, è stato rigettato il ricorso del contribuente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/05/ordc1075417.pdf" target="_blank">Documento correlato</a></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5662" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/05/nprof_esici_lgx.jpg" alt="nprof_esici_lgx" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Il debito ICI/IMU non può essere compensato con la cessione al Comune di un’area edificabile</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 09:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Sindaco di un Comune della Provincia di Parma ha chiesto alla Corte dei Conti di conoscere se, nell’ambito dell’esercizio della potestà regolamentare in materia di entrate disciplinato dall’art. 52 del D.lgs. n.446/1997, il Comune possa deliberare di accettare da un contribuente gravato da un debito ICI/IMU una prestazione consistente nella cessione di un’area edificatoria, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/il-debito-iciimu-non-puo-essere-compensato-con-la-cessione-al-comune-di-unarea-edificabile/">Il debito ICI/IMU non può essere compensato con la cessione al Comune di un’area edificabile</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Sindaco di un Comune della Provincia di Parma ha chiesto alla Corte dei Conti di conoscere se, nell’ambito dell’esercizio della potestà regolamentare in materia di entrate disciplinato dall’art. 52 del <span class="st">D.lgs.</span> n.446/1997, il Comune possa deliberare di accettare da un contribuente gravato da un debito ICI/IMU una prestazione consistente nella cessione di un’area edificatoria, in sostituzione della somma dovuta, in relazione alla disposizione dell’art. 8 della Legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) e dell’art.1197 del c.c.</p>
<p style="text-align: justify;">Accertata la sussistenza del profilo soggettivo e di quello oggettivo in ordine alla ammissibilità della richiesta di parere, la <a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/05/delibera_60_2017.pdf" target="_blank">Corte dei Conti, Sezione Controllo dell’Emilia Romagna, con la DELIBERAZIONE n. 60/2017/PAR del 14 marzo 2017</a>, ha ritenuto che il quesito rientra nell’ambito della contabilità pubblica in quanto riguarda una questione relativa alla gestione di una entrata tributaria, quale l’ICI poi sostituita dall’IMU.</p>
<p style="text-align: justify;">L’assetto normativo che interessa ai fini del quesito è costituito dall’art. 52 del decr.legisl. n.446/1997 che attribuisce ai Comuni la potestà regolamentare delle proprie entrate, il decr. legisl. n. 504/1992 che disciplina l’Ici, il <span class="st">D.lgs.</span> n. 23/2011 che introduce l’IMU, l’ art. 1197 c.c. che contiene la disciplina della prestazione in luogo dell&#8217;adempimento (c.d. DATIO IN SOLUTUM) e la disposizione dell’art. 8 della L. n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente).</p>
<p style="text-align: justify;">La Corte dei Conti ha rilevato che la deliberaz. N.3/2010/PAR del Lazio, richiamata dal Comune, con la quale è stato dichiarato che, in assenza di una apposita disposizione di legge che consenta al Comune di accettare una prestazione diversa, questo avrebbe potuto prevedere tale possibilità con una delibera del Consiglio Comunale, è stata adottata prima dell’entrata in vigore della Legge n.212/2000 e, quindi, non pertinente alla luce del quadro normativo illustrato in riferimento alla questione posta.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa Corte ha poi osservato che l’art. 8 della L. 212/2000 ha introdotto un principio di carattere generale ai sensi del quale l’obbligazione tributaria può estinguersi per compensazione, da non confondere però con l’istituto dell’art. 1197 c.c. (c.d. DATIO IN SOLUTUM) nell’ambito della quale deve essere ricompresa la CESSIONE DI UN’AREA EDIFICABILE di cui alla questione in oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla giurisprudenza della Cassazione relativa alla compensazione nel diritto tributario, la Corte ha ritenuto di uniformarsi alle pronunce n. 15123/2006 e n. 12262/2007 con le quali è stato precisato che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>in mancanza di una disposizione di legge che consenta all’organo amministrativo comunale di accettare una prestazione diversa da quella originaria in adempimento di una obbligazione tributaria, ritiene questa Sezione, che, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti di cui all’art. 52 del decr.legisl. n.446/1997, il Comune, nell’esercizio del potere regolamentare assegnatogli dalla stessa norma ai fine di disciplinare le proprie entrate tributarie, non possa prevedere tale possibilità con apposita deliberazione del Consiglio”. </em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di tali considerazioni, ritenuto che la disposizione del legislatore volta ad introdurre una norma di carattere generale per ammettere la compensazione, prevista solo per alcune imposte dirette, non possa essere introdotta mediante una disposizione regolamentare dell’ente locale, ha portato la Corte dei Conti ad affermare che il Comune non possa accettare tale forma di compensazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5648" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/05/aedif_lgx.jpg" alt="aedif_lgx" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Inammissibile per la Consulta la questione di legittimità della disciplina del reclamo e della mediazione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 09:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 17 bis, c. 2, del d.lgs. n.546/1992 sul CONTENZIOSO TRIBUTARIO, che disciplina il reclamo e la mediazione, la Corte Costituzionale, con la ORDINANZA n. 38/2017, ne ha dichiarato la inammissibilità perché sollevata con riferimento alla formulazione originaria dell’articolo, già dichiarato illegittimo con la sentenza n. 98/2014. Il rinvio all’esame [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 17 bis, c. 2, del d.lgs. n.546/1992 sul CONTENZIOSO TRIBUTARIO, che disciplina il reclamo e la mediazione, la Corte Costituzionale, con la <a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/ccost382017.pdf" target="_blank">ORDINANZA n. 38/2017</a>, ne ha dichiarato la inammissibilità perché sollevata con riferimento alla formulazione originaria dell’articolo, già dichiarato illegittimo con la sentenza n. 98/2014.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rinvio all’esame della Corte è stato disposto dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano che, dopo aver premesso il contenuto della disposizione censurata, afferma la natura amministrativa del reclamo che viene indicato, e nel limite di ventimila euro, quale condizione di ammissibilità dell’azione, con la trasformazione in atto introduttivo del giudizio nel caso di mancata conclusione del procedimento entro novanta giorni-</p>
<p style="text-align: justify;">La disposizione impugnata violerebbe, tra gli altri, l’art. 3 della Costituzione sotto il profilo della disparità di trattamento dal momento che essa si riferisce, senza giustificato motivo, solo ai tributi di competenza dell’Agenzia delle Entrate e nel limite dei ventimila euro.</p>
<p style="text-align: justify;">La Consulta ha richiamato quanto deciso con la propria sentenza n. 98/2014 che ha dichiarato la illegittimità dell’art. 17 bis, c. 2, del d.lgs. n.546/1992 nel testo originario, anteriormente alla sostituzione dello stesso per effetto dell’art. 1, comma 611, della Legge Finanziaria 2014 (L. n.147/2013).</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza, la questione sollevata con riferimento alla disposizione, nella formulazione applicabile, ratione temporis, al giudizio a quo, instaurato successivamente al primo aprile 2012, va dichiarata manifestamente inammissibile, secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come, a giudizio della Corte, irrilevante deve ritenersi la questione relativa alla preclusione della tutela cautelare giurisdizionale, dal momento che il ricorrente nel giudizio a quo non ha presentato il reclamo previsto dal censurato art. 17 bis, ma ha proposto direttamente ricorso alla CTP, per cui è mancata del tutto la fase amministrativa che solo la presentazione del reclamo avrebbe potuto introdurre e, pertanto, il giudice a quo non deve fare applicazione della norma censurata, che, in assunto, precluderebbe l’accesso alla tutela cautelare giurisdizionale in una fase, quella amministrativa introdotta dal reclamo, che nella specie non si è svolta.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5587" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/ord_ccost_lg.png" alt="ord_ccost_lg" width="478" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla “rottamazione delle cartelle esattoriali”</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 11:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con la Circolare n. 2 in data 8 marzo 2017 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti ed istruzioni in merito alla definizione agevolata delle riscossioni affidate ad Equitalia, c.d. ROTTAMAZIONE, disciplinata dall’art. 6 del D.L. n.193/2016. Il procedimento riguarda tutte le somme iscritte a ruolo ai sensi dell’art. 17 del decr.legisl. n.46/1999 o affidate ai sensi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/i-chiarimenti-dellagenzia-delle-entrate-sulla-rottamazione-delle-cartelle-esattoriali/">I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla “rottamazione delle cartelle esattoriali”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con la <a href="http://www.finanzaterritoriale.it/wp-content/uploads/2017/03/circ2e17.pdf" target="_blank">Circolare n. 2</a> in data 8 marzo 2017 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti ed istruzioni in merito alla definizione agevolata delle riscossioni affidate ad Equitalia, c.d. ROTTAMAZIONE, disciplinata dall’art. 6 del D.L. n.193/2016.</p>
<p style="text-align: justify;">Il procedimento riguarda tutte le somme iscritte a ruolo ai sensi dell’art. 17 del decr.legisl. n.46/1999 o affidate ai sensi dell’art. 29 del D.L.n. 78/201°, riferite al periodo dal 2000 al 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine attualmente fissato per la presentazione da parte del debitore della dichiarazione di avvalersi della procedura è quello del 31 marzo 2017.</p>
<p style="text-align: justify;">La condizione per usufruire dell’agevolazione risiede nell’obbligo, a seguito della comunicazione entro il 31 maggio 2017 da parte di Equitalia dell’importo dovuto, di effettuare il versamento in unica soluzione od alle date stabilite per la dilazione. Le somme dovranno essere versate per il settanta per cento entro il 2017 (fino ad un massimo di tre rate) ed il restante trenta per cento entro il 2018 (con un numero massimo di due rate).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Circolare vengono chiaramente indicati i carichi oggetto della definizione ed i casi di esclusione, nonché l’interazione tra la disciplina della definizione agevolata dell’art. 6 del D.L. n.193/2016 e quella della dilazione di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 602/1973 e gli effetti sulle posizioni oggetto di controversie tributarie in corso.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5595" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/rcart_lgvc.jpg" alt="rcart_lgvc" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Alle SS.UU. della Cassazione il giudizio sulla competenza delle sanzioni al Codice della Strada</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2017 09:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le SS.UU. della Cassazione sono state chiamate a decidere sul regolamento di competenza richiesto dal Tribunale di Roma in ordine ad una controversia avviata da un cittadino nei confronti di Equitalia sud nel corso di una opposizione agli atti esecutivi aventi ad oggetto l’applicazione delle sanzioni per violazioni del Codice della Strada, in particolare “IL [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le SS.UU. della Cassazione sono state chiamate a decidere sul regolamento di competenza richiesto dal Tribunale di Roma in ordine ad una controversia avviata da un cittadino nei confronti di Equitalia sud nel corso di una opposizione agli atti esecutivi aventi ad oggetto l’applicazione delle sanzioni per violazioni del Codice della Strada, in particolare “IL PREAVVISO DI ISCRIZIONE DEL FERMO AMMINISTRATIVO DEL VEICOLO”.</p>
<p style="text-align: justify;">La SEZIONE VI CIVILE DELLA CASSAZIONE, con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/ord417617.pdf" target="_blank">Ordinanza n.4176/2017</a>, ha rilevato <em>in primis</em> che la soluzione del conflitto di competenza presuppone la previa qualificazione dell’azione giudiziaria in questione, affrontata in precedenza dalle SS.UU. che hanno ravvisato nel “preavviso di fermo dei beni mobili registrati” un ATTO AUTONOMAMENTE IMPUGNABILE e che in quanto misura pienamente afflittiva <em>“volta a indurre il debitore all’adempimento, pur di ottenerne la rimozione, deve ritenersi impugnabile secondo le regole del rito ordinario di cognizione e nel rispetto delle norme generali in tema di riparto di competenza per materia e per valore, configurandosi, la corrispondente iniziativa giudiziaria, come un’azione di accertamento negativo della pretesa dell’esattore di eseguire il fermo, in cui al giudice adito sarà devoluta la cognizione sia della misura che del merito della pretesa creditoria” (v. Cass. SS.UU. 15354 del 2015).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il Collegio, sempre nell’Ordinanza in questione, la disamina dell’iter normativo sul riparto di competenza tra Giudice di Pace e Tribunale Ordinario, in materia di controversie concernenti la irrogazione di sanzioni amministrative passa attraverso una complessa produzione di disposizioni legate alla applicazione dell’art. 205, c. 2, del d.lgs. n.285/1992 (Nuovo Codice della Strada), fino alla previsione recata dall’art. 4, c.1 octies, del D.L. n.151/2003, che ha introdotto il rimedio “alternativo” al Ricorso al Prefetto, consistente nel Ricorso diretto al Giudice di Pace, nel testo ulteriormente modificato dalla Legge n.120/2010 e dal d.lgs. n.150/2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’ultima disposizione costituisce oggi l’unico riferimento per la soluzione del problema, limitandosi a prevedere che le opposizioni si propongono dinanzi all’AGO, dovendosi distinguere tra “giudizio di opposizione all’ordinanza ingiunzione ex L.689/1981 e giudizio concernente il ricorso proposto ai sensi dell’art. 204 bis del d.lgs. n. 285/1992 in alternativa al Ricorso al Prefetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce delle esposte considerazioni e delle pronunce non sempre coerenti e uniformi della giurisprudenza di legittimità sul punto, il Collegio ha ritenuto necessario chiedere un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite della Cassazione sulla questione di massima di particolare importanza, relativa alla natura giuridica della competenza del Giudice di pace in materia di sanzioni amministrative irrogate per violazioni delle norme del Codice della Strada.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5583" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/senbt_lgc_y.png" alt="senbt_lgc_y" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Il possesso dei requisiti della ruralità deve essere dimostrato dal proprietario dell’immobile</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 08:47:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sul ricorso prodotto dal Comune di Pistoia avverso la sentenza della CTR di Firenze di annullamento di un avviso di accertamento ICI 2006 a seguito di riclassamento di alcune unità immobiliari ex art. 1, commi 336-337 della Legge n. 311/2004, la Cassazione è intervenuta con l’ordinanza n. 24368/2016, pubblicata il 29 novembre 2016. Secondo la [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sul ricorso prodotto dal Comune di Pistoia avverso la sentenza della CTR di Firenze di annullamento di un avviso di accertamento ICI 2006 a seguito di riclassamento di alcune unità immobiliari ex art. 1, commi 336-337 della Legge n. 311/2004, la Cassazione è intervenuta con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/ord2436916.pdf" target="_blank">ordinanza n. 24368/2016</a>, pubblicata il 29 novembre 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la sentenza CTR impugnata la ruralità del fabbricato, oggetto dell’accertamento, derivava dalla esistenza di un contratto di mezzadria dal quale si evinceva la strumentalità dell’immobile al servizio della attività agricola, in armonia con il dettato dell’art. 9, comma 3, del D.L.n. 557/1993.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Comune ha eccepito la violazione e/o falsa applicazione di tutta la normativa di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">La Cassazione ha proceduto ad una attenta disamina delle disposizioni legislative attinenti alla fattispecie, osservando in primo luogo che l’art. 7, c-2 bis del D.L. n. 70/2011 ha conferito ai contribuenti la facoltà di presentare all’Agenzia del Territorio la domanda di variazione della categoria catastale per l’attribuzione delle classi A/6 e D/10 (a seconda della destinazione ad abitazione o strumentale) con una autocertificazione attestante il possesso dei requisiti della ruralità in via continuativa a decorrere dal quinto anno prima della domanda. Con il successivo art. 3, comma 14 bis del D.L. n. 201/2011 il legislatore ha previsto che le domande di variazione producessero i loro effetti relativi al requisito della ruralità, fermo restando il classamento originario degli immobili ad uso abitativo. Infine, il D.L. n. 102/2013, con l’art, 2, c. 5 ter, ha interpretato il suddetto art. 3, comma 14 bis, nel senso che le domande di variazione presentate ai sensi del D.L. n. 70/2011 producono i loro effetti a decorrere dal quinto anno antecedente quello di presentazione della domanda.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ciò la pronuncia della Cassazione secondo cui l’effetto conseguente alla richiesta di classamento nella categoria D/10 di cui alla fattispecie in oggetto debba appunto retroagire fino ai cinque anni precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contribuente avrebbe quindi sostenuto il possesso del requisito della ruralità sulla base della domanda di variazione catastale per l’attribuzione delle categorie A/6 e D/10 presentata nel settembre 2011 con la relativa autocertificazione. Il Supremo Collegio ha però rilevato che l’allegazione di fatto nel giudizio di merito di tale circostanza non trova alcun riscontro nella sentenza impugnata, né risulta alcun cenno nel ricorso, mentre era onere del contribuente stesso indicare momento e luogo della deduzione, onde evitare il rilievo della deduzione per la prima volta in sede di legittimità, con la conseguente inammissibilità della stessa, principio questo, confermato anche dalla recente sentenza della Cassazione, n. 7038/2016.</p>
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		<title>Sulle violazioni del Codice della Strada decide il giudice del luogo ove ha sede la polizia municipale</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 08:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un cittadino ha proposto opposizione dinanzi al Giudice di pace avverso l’accertamento della Polizia Municipale per violazione degli articoli 126 bis e 180/8 del Codice della Strada. Il Comune ha resistito eccependo l’incompetenza per territorio del giudice adito a seguito della omissione da parte del ricorrente della dichiarazione sui dati del conducente prescritta dalla legge. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/sulle-violazioni-del-codice-della-strada-decide-il-giudice-del-luogo-ove-ha-sede-la-polizia-municipale/">Sulle violazioni del Codice della Strada decide il giudice del luogo ove ha sede la polizia municipale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un cittadino ha proposto opposizione dinanzi al Giudice di pace avverso l’accertamento della Polizia Municipale per violazione degli articoli 126 bis e 180/8 del Codice della Strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Comune ha resistito eccependo l’incompetenza per territorio del giudice adito a seguito della omissione da parte del ricorrente della dichiarazione sui dati del conducente prescritta dalla legge. Il Giudice di pace ha accolto il ricorso ed il Tribunale ha confermato la sentenza impugnata con la motivazione che il giudizio era stato correttamente incardinato dinanzi al giudice di residenza del proprietario del veicolo, non essendo stata effettuata la immediata contestazione nel luogo di accertamento della violazione principale, per cui l’omessa segnalazione del soggetto alla guida era in astratto imputabile al proprietario ed inoltre il tempestivo pagamento della sanzione lasciava desumere che fosse egli stesso alla guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel ricorso per Cassazione lo stesso Comune ha sostenuto la illegittimità delle motivazioni della sentenza in quanto l’ingiunzione era stata emessa nel proprio territorio ed a questa Polizia il proprietario avrebbe dovuto comunicare l’identità del soggetto alla guida in risposta al verbale, e la competenza a decidere sarebbe stata appunto del giudice del luogo di emissione dell’atto.</p>
<p style="text-align: justify;">La Cassazione, con la sentenza della Sezione II Civile <a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/cc2422316.pdf" target="_blank">n. 24233/2016</a>, pubblicata il 29 novembre 2016, ha accolto il ricorso.</p>
<p style="text-align: justify;">La Suprema Corte ha osservato in primo luogo che l’articolo 126 bis del Codice della Strada sanziona il comportamento del proprietario del veicolo che senza giustificato motivo non ottempera alla comunicazione all’organo di polizia dell’identità del conducente al momento della principale violazione, sicchè l’infrazione si consuma nel luogo in cui sarebbe dovuta pervenire la comunicazione omessa, cioè il luogo ove ha sede l’organo procedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo al motivo sostenuto dal ricorrente, secondo cui l’avvenuto pagamento della sanzione principale non avrebbe eliminato l’obbligo di comunicazione, la Corte lo ha accolto, in conformità a quanto deciso con precedenti sentenze dello stesso Organo, sostenendo che l’ipotesi di illecito amministrativo contenuta nell’articolo 189, comma 8, del Codice della Strada (d.lgs. n.285/1882) di mancata comunicazione dei dati relativi al conducente del veicolo costituisce un distinto obbligo, autonomo rispetto alla violazione di altro articolo dello stesso codice, che non può essere sospeso o eliminato né dall’eventuale ricorso avverso la violazione principale, né dall’eventuale pagamento della sanzione correlata alla violazione sottostante del codice.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5562" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/scod_lgx.png" alt="scod_lgx" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Il risarcimento danni per le fioriere dinanzi ad un esercizio commerciale è di competenza del giudice amministrativo</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 08:07:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con l’ordinanza n. 22650 dell’undici novembre 2016 le Sezioni Unite della Cassazione sono intervenute a dirimere il giudizio instaurato da un cittadino nei confronti del Comune di Taurianova, ritenendosi danneggiato dalla installazione nel tratto di strada antistante la propria attività commerciale di alcune fioriere, dissuasori di sosta e cestini portarifiuti, che avrebbero causato un vistoso [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/ccord2265016.pdf" target="_blank">ordinanza n. 22650</a> dell’undici novembre 2016 le Sezioni Unite della Cassazione sono intervenute a dirimere il giudizio instaurato da un cittadino nei confronti del Comune di Taurianova, ritenendosi danneggiato dalla installazione nel tratto di strada antistante la propria attività commerciale di alcune fioriere, dissuasori di sosta e cestini portarifiuti, che avrebbero causato un vistoso calo del volume di affari.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorrente ha basato la propria domanda sul presupposto della assenza di un provvedimento motivato in base al quale il Comune avrebbe potuto disporre ex art. 5, comma 3, del Codice della Strada, l’apposizione di fioriere, con la conseguenza che la giurisdizione sarebbe quella del Giudice Ordinario risultando “ la individuazione del petitum sostanziale” riconducibile ad una posizione di diritto soggettivo che si ritiene leso per effetto di un comportamento illegittimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Supremo Collegio, verificato che la contestata installazione dei manufatti è avvenuta a seguito di determina dalla quale risulta che la Commissione Straodinaria del Comune aveva richiesto al settore Area di Vigilanza che fosse istituito un percorso pedonale a tutela della maggiore sicurezza ai pedoni in transito sul tratto di strada in questione, ha ritenuto che il riparto di giurisdizione tra G.A. e A.G.O.si fonda nell’essere o meno il comportamento riconducibile ad un potere amministrativo, restando estranei alla competenza del G.A. i comportamenti meramente materiali posti in essere dall’Amministrazione “al di fuori dall’esercizio di una attività amministrativa o che trovino solo occasione nell’esercizio di un pubblico potere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre ad avviso della Cassazione, la proposizione del regolamento di giurisdizione non è preclusa dal fatto che nel procedimento cautelare attivato dal ricorrente ex art. 700 c.p.c. l’adito Tribunale abbia negato il provvedimento di urgenza sul presupposto della mancata competenza del G.O., ciò in quanto la pronuncia resa sul provvedimento cautelare non costituisce sentenza definitiva ma assume il carattere di mera provvisorietà (cfr Sentenza Cass. Sez.Unite n. 14070/2003).</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce delle suddette considerazioni, il Collegio ha dichiarato che debba trovare applicazione il dettato dell’articolo 133, lettera f) del codice amministrativo, che assegna alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto gli atti ed i provvedimenti della p.a. in materia urbanistica ed edilizia, concernenti tutti gli aspetti del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5554" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2017/03/fior_lgx.png" alt="fior_lgx" width="478" height="270" /></p>
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		<title>Il Commissario per la liquidazione degli usi civici decide sulla opposizione alle istruttorie demaniali della Regione</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 10:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Loreto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzioso Tributario]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sul regolamento di giurisdizione dinanzi al Commissario per la liquidazione degli usi civici di Toscana, Umbria e Lazio, le SS.UU. della Cassazione con l’ordinanza n. 17879/2016 pubblicata il 9/9/2016, richiamando l’art. 29 della Legge n. 1766/1927, ha riaffermato la competenza del Commissario in ordine a tutte le controversie nelle quali sia contestata la qualità demaniale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/il-commissario-per-la-liquidazione-degli-usi-civici-decide-sulla-opposizione-alle-istruttorie-demaniali-della-regione/">Il Commissario per la liquidazione degli usi civici decide sulla opposizione alle istruttorie demaniali della Regione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sul regolamento di giurisdizione dinanzi al Commissario per la liquidazione degli usi civici di Toscana, Umbria e Lazio, le SS.UU. della Cassazione con l’<a href="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2016/09/ordn17879_16.pdf" target="_blank">ordinanza n. 17879/2016</a> pubblicata il 9/9/2016, richiamando l’art. 29 della Legge n. 1766/1927, ha riaffermato la competenza del Commissario in ordine a tutte le controversie nelle quali sia contestata la qualità demaniale del suolo, nonché quando venga in evidenza una questione che presupponga la necessità di un accertamento preliminare dell’esistenza di un diritto civico sulle terre oggetto del giudizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Supremo Collegio ha ritenuto inoltre degno di adesione l’argomento svolto dal P.G. laddove ha sostenuto che la domanda tendente a far dichiarare la non idoneità dell’istruttoria demaniale amministrativa della Regione ad incidere sulla determinazione della QUALITAS SOLI comporta, in caso di rigetto, una pronuncia affermativa della esistenza dei diritti di uso civico, mentre la domanda concernente la questione della natura del demanio collettivo e quella relativa all’ente legittimato a gestirlo attengono alla determinazione della natura e dell’estensione di tali diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto centrale del regolamento di giurisdizione afferma l’Ordinanza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">”<em>è costituito dal limite esterno della giurisdizione laddove l’accertamento che si va a chiedere al Commissario riguardi non già singoli beni oggetto di contenzioso bensì la sussistenza di diritti collettivi su un intero territorio.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, viene quindi dichiarata la giurisdizione del Commissario per la liquidazione degli usi civici a dirimere la controversia originata dall’opposizione alle risultanze dell’istruttoria demaniale amministrativa della Regione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5049" src="http://www.giustiziatributaria.it/wp-content/uploads/2014/07/jus0026.jpg" alt="jus0026" width="478" height="270" /></p>
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                      </script><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it/index.php/il-commissario-per-la-liquidazione-degli-usi-civici-decide-sulla-opposizione-alle-istruttorie-demaniali-della-regione/">Il Commissario per la liquidazione degli usi civici decide sulla opposizione alle istruttorie demaniali della Regione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.giustiziatributaria.it">Giustizia Tributaria</a>.</p>
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